Riaccendere la presenza dell’altro ai tempi di Internet

Più che divieti al bambino sono importanti la presenza fisica, l’attenzione e l’ascolto.
Demonizzare internet serve a poco, anche perché l’iperconnessione oggigiorno riguarda tutti.
E l’idea di staccare la spina solo ai ragazzi rischia di accendere un conflitto infinito senza fine e che si autoalimenta.

Perché il punto centrale non è fare la guerra, ma capire cosa c’è davvero dietro lo schermo: prima di tutto un bambino, un adolescente, che ha bisogno di sentirsi amato e di stare al centro dell’attenzione.
Ma non una persona alla ricerca di un’ attenzione distratta, bensì presenza vera.
Aiutare i ragazzi a disconnettersi significa dunque non togliere il telefono, bensì esserci.
Stabilire poche regole chiari e coerenti, comunicarle con cura e non punizione, è l’asse portante di ogni processo educativo.

Fondamentale poi è sempre l’esempio, perché è difficile chiedere ai figli di limitare l’uso di internet, se i genitori sono i primi ad esserne intrappolati.
Un dato: il 64% dei genitori, quando un figlio esprime un bisogno mentre l’adulto è davanti allo schermo, risponde “un attimo”.
I ragazzi non diventano dunque dipendenti dal telefono perché lo vogliono, ma perché cercano un rapporto che non trovano.
E spessissimo dove non trovano risposte, si infilano lì.
Ricordiamo, inoltre, che 7 adolescenti su 10 dichiarano di avere un forte bisogno di sentirsi ascoltati davvero, e per più di 1 su 5 questa esigenza è costante.
Ancora, quasi 2 ragazzi su 3 vorrebbero più carezze emotive e non sorprende che quasi 7 su 10 ammettono di fare fatica a parlare apertamente delle proprie emozioni, come se il dialogo autentico fosse diventato un terreno rischioso, carico di troppe aspettative e giudizi.
E dove i genitori faticano ad arrivare, arriva sempre più spesso l’intelligenza artificiale con i chatbot.
Quasi 1 ragazzo su 2 ha già utilizzato sistemi di IA generativa per parlare delle proprie emozioni e per 1 su 10 è oramai una routine.
Il 66% dice di “ascoltare senza giudicare”, il 64% dice di sentirsi compreso e più della metà dice di considerare l’intelligenza artificiale un aiuto al pari di un amico, nei momenti emotivamente difficili.
La carezza è il primo gesto di riconoscimento dell’altro, e non può essere digitale, deve essere reale.
Non serve dunque spegnere il wi-fi per risolvere il problema, ma riaccendere la presenza dell’adulto.
Gli esperti dell’ospedale pediatrico “Bambin Gesù” ricordano che il regalo più grande non è quello tecnologico, ma relazionale.
Giocare insieme aiuta lo sviluppo emotivo, cognitivo e sociale, e riduce il ricorso agli schermi come sostituto della presenza adulta.
E non servono giochi poi così tanto costosi, sono sufficienti carte, costruzioni, libri illustrati, materiali creativi.
E come per magia, la presenza dell’altro si riaccende davvero!

A cura del Dott. Moreno Marcucci