Ippoterapia

La terapia con il mezzo del cavallo consiste in un "complesso di tecniche rieducative che mirano ad ottenere il superamento di un danno sensoriale, motorio, cognitivo e comportamentale attraverso l'uso del cavallo come strumento terapeutico". Si possono distinguere tre indirizzi principali di trattamento:


1. IPPOTERAPIA: quando il danno è prevalentemente neuro motorio (es. paralisi cerebrali, malattie neuro muscolari...), l'intervento si basa sullo sforzo che il paziente deve fare per allineare il corpo alle modifiche sequenziali delle posture del cavallo, nella progressione del movimento. Quindi per non cadere si stimolano corrette reazioni d'equilibrio e di raddrizzamento modulando così le risposte dei riflessi patologici;
2. RIABILITAZIONE EQUESTRE: si rivolge prevalentemente a soggetti con ritardo mentale, disturbi comportamentali o psichiatrici; il tipo d'intervento risulterà differente per le varie patologie; in particolare si faranno esercizi di orientamento spazio-temporale, di abilità alla guida autonoma, per creare un rapporto interattivo cavallo-cavaliere-terapista che canalizza le pulsioni aggressive e diminuisce il livello d'ansia;
3. PRE SPORT E SPORT: è un'attività prevalentemente ludico-motoria che sviluppa il fisico e migliora le attitudini mentali.

Le sedute, che hanno prevalentemente frequenza bisettimanale e durano trenta minuti, vedono direttamente coinvolti l'utente, il cavallo, il terapista e, secondo il programma, un assistente e si articolano nel seguente modo:
- governo della mano (azioni finalizzate alla pulizia ed alla cura del cavallo);
- bardatura del cavallo (consiste nel " vestire il cavallo");
- conduzione del cavallo nel campo di lavoro (il paziente conduce a piedi, attraverso la lunghina, il cavallo dalla scuderia al campo di lavoro);
- salita sul cavallo (il più possibile autonoma) ed attività sul e con il cavallo;
- discesa da cavallo (il più possibile autonoma);
- conduzione del cavallo dal campo di lavoro in scuderia;
- dissellaggio e ricompensa al cavallo.
Le fasi in cui sono suddivise le sedute hanno tempi variabili e livelli di autonomia del soggetto assai diversi tra loro.

Le patologie più frequenti sono quelle con disturbo comportamentale e ritardo psicomotorio, per le quali l'uso del cavallo stimola la messa in atto di prestazioni motorie e di funzioni cognitive come attenzione, concentrazione, memoria, acquisizione ed integrazione spazio- temporale e richiede, altresì, stabilità dell'umore e dell'emozione.
Nella maggior parte dei casi i soggetti dovranno acquisire le tecniche di base riguardanti la guida del cavallo, fino ad arrivare ad un certo grado di autonomia. Nei casi con maggiore compromissione del linguaggio si tenterà un miglioramento della comunicazione, favorendo una relazione più partecipe ed armonica sia con il cavallo sia con l'operatore, così come una maggiore consapevolezza di se' e delle proprie capacità.
Nei soggetti affetti da disturbi neuro motori si sono evidenziati i seguenti risultati:
1) regolarizzazione del tono muscolare con rilasciamento dello stato di contrattura e al contrario, rinforzo del tono nell'ipotrofia muscolare;
2) raggiungimento di una postura più corretta rompendo schemi patologici ma anche utilizzando tecniche di raddrizzamento ed allineamento;
3) maggiore stabilizzazione dell'equilibrio e deambulazione più sicura;
4) corretta integrazione dello schema corporeo attraverso una migliore elaborazione delle afferenze proprio ricettive e tattili;
5) facilitazione dell'integrazione dei rapporti spaziali e delle sequenzialità temporali delle azioni.
In generale si può ottenere un miglioramento dei livelli di autostima del soggetto disabile (possibilità di vivere un'esperienza positiva di autonomia), l'acquisizione della capacità di dirigere da solo il cavallo e di adeguare le proprie azioni alle sollecitazioni che il cavallo gli invia.

IL CAVALLO E' IL MIO TERAPISTA
Quando uno sport diventa occasione per lavorare su se stessi.
Per capire un cavallo si dovrebbe avere buona capacità di attenzione, sensibilità, tempo da dedicare ad un altro, capacità di esprimere i propri sentimenti senza parlare, capacità di capire e di fare un passo indietro, capacità di autocritica e velocità di adattamento, capacità di mettersi nei suoi panni e tanta, tanta, tanta pazienza. Per essere un buon cavaliere bisogna essere coordinato, avere il senso del ritmo e la capacità di seguirlo, stare dritto, guardare avanti, avere corretto assetto, non avere paura dell'altezza, fidarti dell'altro, adattarti all'altro velocemente, essere attento, prevedere e prendere decisioni veloci e possibilmente intelligenti, usare un linguaggio semplice e chiaro, avere la capacità di guidare qualcuno senza importi. Essere autorevole ma non autoritario. In quanto al tempo in cui si riesce ad apprendere tutte le capacità motorie, dipende solo da ciascuna persona e dal suo insegnante, ma alla fine con costanza ci riescono tutti. In quanto tempo riuscirai a cambiare, ad apprendere o a modificare il tuo atteggiamento caratteriale? Dipenderà da te. E da quanto forte è la passione che ti guida.
Ora immaginiamo di possedere già tutte queste qualità...probabilmente sei una persona che non ha difficoltà d'interazione con gli altri, piacevole nella conversazione, una persona di cui ci si può fidare perché coerente e intelligente. Un essere pensante ma non troppo cerebrale, una persona che difronte ai problemi prima ragiona e poi reagisce, senza mai abbattersi. Una persona che accetta le sconfitte e che è abbastanza orgogliosa e coraggiosa da cambiare strada pur di non abbandonare l'idea di raggiungere la sua meta.
Per noi il cavallo è l'occasione per misurare se stessi, per guardare ai propri limiti e migliorare il proprio atteggiamento nei confronti dell'altro e quindi degli altri. Perché tanto, con il cavallo a nulla possono la forza e l'arroganza: il cavallo è molto più forte di noi e sempre lo sarà. Con il cavallo non contano i nomi, i cognomi, lo status symbol, le conoscenze o le scappatoie: o sei in un certo modo o ci diventi altrimenti l'equitazione diventa inaspettatamente l'attività più deprimente del mondo. Il cavallo non è in grado di fare ragionamenti complessi, vuole un linguaggio semplice. Per il cavallo non esistono doppi sensi, interpretazioni plurime e strategie comportamentali complesse. Esistono azioni e ovvie reazioni. Basta. Per fortuna dalla sua offre molta più pazienza e comprensione di quella che ci sforziamo di offrire noi... altrimenti i cavalli avrebbero già da qualche tempo trovato il modo per distruggerci! E in tutta onestà non avremmo potuto biasimarli!

Michela Marchesini

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